Dove trovare risorse per la tua azienda

Qualche mese fa il Presidente del Consiglio, durante un intervento all’Accademia dei Lincei ha parlato della differenza fra debito buono e debito cattivo.

La sua definizione è stata molto chiara.

Ciò che rende il debito buono o cattivo è l’uso che si fa delle risorse impiegate.

“Il debito può rafforzarci, se ci permette di migliorare il benessere del nostro Paese, come è avvenuto durante la pandemia. Ci può rendere più fragili se, come troppo spesso è accaduto in passato, le risorse vengono sprecate”.

Possiamo dire – quindiche c’è un debito che arricchisce e un debito che impoverisce.

E per semplificare ancora:

il debito cattivo serve per consumare e mi toglie soldi dalle tasche;

Il debito buono serve per investire in qualcosa di produttivo ed è quello che mi mette soldi in tasca.

Ma nell’immaginario comune, la prima cosa che viene in mente quando si parla di debito è che sarebbe meglio non averne.

Che si tratti di privati o di imprese il debito è sempre visto come una cosa negativa.

 

Ma come dice anche Draghi il debito non è tutto uguale.

 

Infatti, una cosa è farsi un debito per andare in vacanza, un’altra è il debito necessario ad una azienda per fare un investimento che produrrà utili.

Per un privato il debito è quasi sempre “cattivo”, perché fatto per il consumo.

Se ci pensi, indebitarti per acquistare una macchina (a meno che tu sia un rappresentante) non ti fa produrre reddito, ma consumare un bene.

Stessa cosa se acquisti la prima casa con un mutuo, perché ogni mese non incasserai soldi, ma al contrario dovrai pagare la rata.

Mentre se fai un finanziamento per un master o un corso di formazione stai investendo sul tuo futuro, nella speranza che quel corso ti permetterà di ottenere un lavoro, quindi il debito è “buono”.

Sia chiaro, non sto giudicando chi fa un debito per una cosa o l’altra, semplicemente sono scelte.

Poi le scelte sono un po’ più complicate se sei un imprenditore, perché sei sempre nella condizione di valutare quanta ricchezza e in quanto tempo viene prodotta:

  • con l’indebitamento (capitale di debito) oppure
  • con un conferimento in denaro da parte di terzi (capitale di rischio) che acquisiscono le quote diventando soci.

Ad ogni modo, qualora tu sia un imprenditore alla ricerca di risorse per far crescere la tua azienda, le opzioni disponibili si dividono sostanzialmente in due macro categorie.


La finanza ordinaria e quella alternativa.

Quando parlo di finanza ordinaria mi riferisco al canale bancario che ti metterà a disposizione strumenti e servizi per darti soldi, come:

  • mutui
  • finanziamenti per l’acquisto di beni strumentali
  • fideiussioni (bancarie e assicurative)
  • leasing
  • anticipo fatture

e i bandi pubblici, quindi risorse finanziarie agevolate che possono essere nazionali-regionali-locali-europee.

Si passa dalle garanzie del credito, dove l’impresa può avvalersi di una garanzia pubblica che tutela maggiormente il creditore, ai finanziamenti agevolati, piuttosto che ai contributi a fondo perduto.

Ma di fronte a evidenti difficoltà che gli imprenditori hanno riscontrato ad accedere al credito attraverso i canali tradizionali, da qualche anno si sono aperte nuove possibilità.

E’ il caso delle soluzioni offerte dalla finanza “alternativa”, caratterizzata da modalità di apporto di denaro da parte di soggetti terzi per sostenere le piccole e medie imprese italiane.

Gli strumenti sono diversi e devono essere valutati considerando lo stadio di sviluppo della tua impresa, gli obiettivi di crescita e le esigenze di denaro.

Nella fase pre-seed e seed – cioè quella della creazione dell’idea – si devono convincere le persone ad investire nel tuo progetto.

Spesso, l’unica possibilità per recuperare risorse finanziarie è quella dell’autofinanziamento con risparmi propri o con l’aiuto di famigliari e amici.

Qui diventa fondamentale il ruolo degli incubatori, grazie ai quali il progetto si concretizza, ma non sei ancora entrato nel mercato. Stai semplicemente testando il prodotto per vedere se ci sono clienti disponibili ad acquistare i tuoi prodotti.

Gli incubatori sono sistemi, organizzazioni che non investono direttamente nella start up, ma la aiutano a sviluppare il business fornendo servizi e spazi fisici.

Quando poi la start up ha i suoi prodotti sul mercato, inizia la fase di crescita, di espansione.

In questa fase sarai alla ricerca di risorse per sviluppare nuovi mercati, assumere nuovo personale, per cui avrai bisogno sia di capitali che di competenze e conoscenze.

Questo è il ruolo dei cosiddetti “Business angel”, investitori privati che investono direttamente nella tua impresa e contribuiscono alla crescita con le loro esperienze.

I Business angel sono coinvolti direttamente nel tuo progetto, perché si aspettano alti ritorni a fronte di alti rischi.

Sempre in questa fase un ulteriore canale per raccogliere capitali per la tua azienda è il crowdfunding dove il “progetto” impresa viene finanziato attraverso una campagna di raccolta fondi su una piattaforma.

Anche in questo caso l’impresa si troverà nuovi soci (tanti piccoli soci, diversamente che nel caso dei Business angel), ma in particolare avrà a disposizione un sistema per farsi conoscere in tempi brevi ad un vasto pubblico.

Un’altra modalità per accedere a liquidità senza passare dai canali tradizionali è quella affidarsi ai fondi di private equity.

Solitamente si tratta di fondi di investimento che raccolgono i capitali da altri investitori, per poi rilevare le quote di società non quotate, ma con elevate potenzialità di ritorno economico.

Insomma, come avrai capito, in questo scenario si aprono prospettive per diverse soluzioni, a partire dal finanziamento di un’idea, fino allo sbarco in Borsa.

Ma il punto è che non tutti i finanziamenti sono uguali, così come non lo sono i partner che apportano soldi.

In base alla fase di sviluppo della tua azienda, cambiano gli importi, le garanzie e gli obiettivi, il target dei soci, le tempistiche.

E quasi sempre l’ottenimento di un finanziamento e/o l’inserimento di un socio è legato ad una programmazione degli obiettivi e, quindi, ad una visione strategica della tua attività.

Per questo l’errore più grave che puoi commettere come imprenditore è preoccuparti del problema solo quando si presenta.

M.I.

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